venerdì 16 settembre 2016

Tocati 2016

foto Mauro Magagna

Strano destino, le stesse motivazioni che avevano spinto a disertare il "Tocatì 2015" ci hanno portato ad essere presenti quest'anno.
Si era parlato di salire Castelvecchio, avevano proposto altre location...
Ecco, nulla di tutto questo.
Si torna sul lungadige San Giorgio a salire quei boulder, quelle sequenze di appigli, che sono state dimenticate e seppellite da mille altri movimenti fatti in questi anni..
Il conosciuto che dimenticato può essere riscoperto come nuovo... vabbè...
Riciclo questo pdf del 2012, i boulder sono ancora quelli, loro non parlano e quindi non invecchiano.

https://dl.dropboxusercontent.com/u/12147516/tocati2012.pdf

Non c'è il contest, non ci sono i premi del 2012, tutto il resto è ancora valido e attuale.

Altre informazioni le trovate sul sito ufficiale del Tocatì

Abbiamo 6 crash, i boulder sono alti, qualche crash in più può essere utile: se ne avete, portateli!

mercoledì 15 giugno 2016

Sogno all'incontrario: Ceredo Falconi

chicco
Francesco Fonte Basso "la lacrima di Polifemo"
Ogni tanto scrivo, le virgole sempre a caso, gli apostrofi scelti con il dado.
Pubblicato su Planetmountain il 13/06/2016, ne lascio traccia anche sul mio "vecchio" blog...


“Ho fatto un sogno, un sogno all’incontrario…
Ho fatto un sogno, un sogno poco serio.
Ho sognato che tutto quello che andava male andava bene,
e tutto quello che andava bene andava male...
andava quasi tutto bene!” (cit. Paolo Rossi)


Ho sognato Ceredo, ma la parete era più bassa, meno strapiombante della solita Ceredo. 
Era una falesia disposta ad “L”, con un lato ad est ed uno a sud, buona per ogni stagione, calda d’inverno e ventosa d’estate.
 In trecento metri di sentiero sotto la parete, si alternavano varie tipologie di roccia: dalle canne alle placche grigie, dalle colate grigiastre a buchi ai muri gialli ricoperti di tacche. 
Ho sognato una cosa strana, un specie di disco rotto nel quale alcuni scalatori storici, Francesco Fonte Basso e Michele Campedelli, ad ogni passaggio dalla provinciale che solca l’altro lato della valle, con lo sguardo rivolto a quel pezzo di roccia, ripetevano il solito cliché: “dobbiamo passare sotto quella parete !”…“dobbiamo passare sotto quella parete!” ...“dobbiamo…”.
 Erano almeno dieci anni che quel “dobbiamo passare” si ostinava a non divenire “siamo passati”.
Nel mio sogno tutto storto, in un giorno di pioggia, un giovane, Andrea Simonini - ammesso che un 30enne possa ancora essere etichettato con la parola “giovane” senza far torto ai giovani - faceva la cosa giusta, arrivando dal sentiero sbagliato sotto la parete dei "dobbiamo...".
 Le foto di quella falesia iniziarono a circolare sui social, quei social tanto odiati e osteggiati dai climber/chiodatori della vecchia guardia, ammesso che esista qualcosa a cui fare la guardia!
Ad un certo punto, irrompe nel sogno un fotografo di professione, Mauro Magagna: “voglio fare qualcosa per l’arrampicata! Voglio regalare qualcosa a questo sport che mi ha dato tanto”.
Ho sognato un calendario fuori dai canoni, in formato landscape, dove il protagonista non è l’arrampicatore, bensì l’arrampicata e l’ambiente, dove ognuno si può facilmente immedesimare.
Un calendario dove, nella maggior parte dei casi, la foto avrebbe senso anche senza l’arrampicatore, dove lo scalatore potrebbe essere un “Bruno Fornari” qualsiasi…
Nel mio delirio onirico, Mauro/messia, prometteva tutto il ricavato dal calendario in favore di un progetto che rispettasse poche e precise “leggi”.
Le linee guida tracciate da Mauro erano: che la falesia fosse pubblica, visibile su internet, chiodata con “lo stato dell’arte”, ovvero inox su tasselli, placchette e soste, e che fosse per quanto possibile, vista la qualità della roccia, un terreno “sportivo”.
L’ultimo comandamento del messia/fotografo imponeva che si chiodassero vie “per tutti i gradi”.
La cosa era così strana che sponsor come Marmot e Wild Climb avevano preferito sponsorizzare il calendario fotografico piuttosto che investire direttamente in una falesia. 
Da questa folle idea, erano spuntate piastrine e tasselli che simbolicamente portavano dentro il nome di ogni acquirente del calendario.
Nel mio sogno poco serio spariva una volta per tutte la boriosa retorica per cui il chiodatore, padre padrone e guru di ogni falesia, “è sempre da ringraziare”… sempre, a priori.
Questa volta era il chiodatore che ringraziava tutti quelli che avevano partecipato al progetto fotografico per la possibilità di poter chiodare con materiale inox marchiato "CE". 
Andrea Simonini, Francesco Fonte Basso, Gianluca Bellamoli, Giacomo Duzzi, Bruno Fornari e Andrea Tosi, erano la lunga mano di tutti gli acquirenti del calendario: i veri proprietari dei tasselli messi in mano ai chiodatori. 
Si usciva in questo modo dalla privata idiozia e si entrava finalmente nel mondo pubblico.
I chiodatori erano tanti, non si rubavano le vie e chiodavano senza tradire il consenso che in qualche modo li aveva eletti.
Le idee divergenti erano riassunte e trovavano un accordo sotto la parola responsabilità, che magari ognuno interpretava a modo proprio, ma questo bastava a far rispettare le regole imposte dal progetto.
Era un sogno a testa in giù...
Era un sogno limpido, dove l’attenzione si spostava dal grado e dalla performance, allo stato di salute e di sicurezza di questo o quel tassello… che potrebbe essere il tassello che corrisponde al calendario che abbiamo appeso a casa, o in cantina o semplicemente dimenticato nello scatolone della carta da buttare. 
Era perfetto, preciso: era estendere il più possibile la proprietà di una falesia verso i fruitori, era responsabilizzare gli arrampicatori.
Era il 2014 e in poco più di 6 mesi spuntarono una sessantina di itinerari. 
Alla fine mi sono svegliato, oppure mi sono addormentato.
Fatto è che Ceredo Falconi esiste, é reale, più o meno così come ho sognato.
Questo “esperimento sociale”, l’idea che sta alla base di questa falesia, ha aperto nel territorio veronese le porte ad altri sogni, tutti legati in modo indissolubile al passaggio che questa attività sta vivendo nel suo perdere lo status di “terreno d’avventura”. 
E’ ancora presto per parlarne, qui a Verona si sta ancora sognando.
Si immagina, tutti riuniti intorno ad un tavolo, un futuro possibile.
“Dicono che c'è un tempo per seminare
 e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
 che bisognava sognare”.
Pillola rossa o pillola blu?
Matrix o Cartesio?
Il finale della canzone di Fossati mi desta oppure mi addormenta…
Sogno o realtà che fosse ho infilato le scarpette.
Scalavo.

martedì 18 febbraio 2014

Avesa, ultima chiamata... Sabato 22 Febbraio, ore 13.00

Foto | Mauro Magagna
Era Novembre... e non si pensava di finire a Febbraio.
Avevo scritto questo, copia e incolla, solo la data è stata aggiornata:

Polifemo sta alla meteorologia come lo strabismo sta alle previsioni meteo...
Forte di questa frase riciclata e corretta per i miei bassi scopi,
ricordo che:
Sabato 22 Febbraio 2014
ore13.00

proviamo a radunare un po di climber ai "busi bassi" di Avesa.
Sfidiamo il meteo, certo...
ma la strada per la saggezza passa dalla follia e dall' eccesso, mentre la prudenza è una zitellona ricca e brutta corteggiata dall' incapacità...
Per l' occasione ho fatto un pdf per mettere su carta quello che fino ad oggi è stata solo tradizione "orale".
Ho elencato a grosse linee le salite classiche della parete, non tutte, ma forse le più evidenti... ho violato anche il copyright della vecchia guida, per far passare un po di storia ai giovani tritraprese che oggi frequentano il king....
Dovessi finire in galera ricordate che mi piacciono le arance...
Trovate il Pdf a questo link
esiste pure un ibook.... 
ma per favore non chiamatela "guida"...
La guida è un testo "tecnico", preciso... non un pdf fatto in fretta come il mio.
Avesa, un luogo estremo, non nel senso usato oggi per farsi pubblicità sui giornali locali, ma nel senso che in pochi metri quadrati si scontrano etiche e modi di intendere l' arrampicata...
Si passa infatti dalla zona boulder integra e intoccata da tasselli o spit, ai fronti di cava che hanno visto crescersi addosso sassi e scavi in tempi in cui finalmente la colla e lo scalpello erano tornate nella sacca dello scultore, o del marmista....
é anche il luogo "fuori porta" abbandonato dai più, ma che torna in auge e si affolla solo in occasioni di corsi... quindi anche la frequentazione passa da un estremo all altro.
tant'è...
Il problema rimane sempre il solito... l'esempio che si da... la possibilità che nessuno fraintenda...ognuno prende ciò che vuole, in questo luogo convivono sassi incollati e roccia non "spittata", la frequentano professionisti che per i loro corsi piantano tasselli fregandosene della "storia" e neofiti che potrebbero fraintendere i sassi incollati... come del resto non li capisco io, con la sola differenza che un esempio del genere io lo confino in un determinato contesto, mentre qualche neofita potrebbe prenderlo come esempio per aggiungere un qualcosa a qualche itinerario in cui la natura è stata povera di prese...
L'allenamento, il saper far fatica salverà il mondo, non la colla....
ma oggi niente polemiche anzi...
questa è la possibile sfida finale...."strassabuele"... sappiatelo...





mercoledì 8 gennaio 2014

Nuovo?


Duemilaquattordici.
Il nuovo.
A leggere le testate web che parlano di montagna, la parola più ricorrente è "nuovo" o ben che vada la sua versione femminile: "nuova".
Cinicamente parlando trovo il tutto un vecchio retaggio culturale che in tempi non lontani portava a stendere lenzuola dopo la prima notte di nozze...
Essere i primi...
Parlando di arrampicata il 2013 è finito male, il tema "sicurezza" è tornato fortemente alla ribalta con tutta la drammaticità del caso.
I velati tentativi di proporre in modo "soft" il "come-si-assicura-il-compagno-di-cordata" non sembra dare i risultati sperati.
E mentre la dea bendata, che ci vuole bene, si aiuta anche con le mani per non vedere come si utilizzano i freni, noi continuiamo a imitarla, con la sola differenza che per non vedere mettiamo la testa sotto terra come farebbe uno struzzo.
In questa spirale evolutiva che sta vivendo l' arrampicata, stiamo forse perdendo di vista il punto di origine e quindi il cardine del nostro sport, ovvero la ripetibilità dei gesti, la possibilità di migliorare provando e riprovando.
A mio modo di vedere due sono le strade da percorrere per arrivare a questo risultato:
La prima è tornare al dolore potenziale che può vivere una cordata intesa come scalatore e assicuratore.
Occorre tener ben presente i rischi fisici di chi viene assicurato male e i rischi psichici di chi assicura male.
Non voglio puntare il dito sulla capacità di far "sicura".No.
Potrebbe accadere a chiunque di sbagliare.
Si tratta di ridurre al minimo la percentuale di errore, attraverso procedure ben oliate nell' assicurare correttamente, (esistono a riguardo precise indicazioni delle case costruttrici di freni, quasi sempre ignorate) e aver presente che in certi contesti particolarmente "sportivi" è meglio controllare la voglia di star attenti per 5 minuti piuttosto che lo stato di "ghisa" dell avambraccio.
Sarebbe lunga la discussione e forse lo sarà, torneremo sul tema con più materiale (anche video) ma le statistiche degli incidenti indoor parlano chiaro.
La seconda strada è mettere in sicurezza tutto l' esistente, questa mania di mettere al mondo "nuove vie", "nuove aree", sta rendendo orfani tanti siti d' arrampicata.
é un continuo sfornare figli, ma poi... chi li cresce?
Fosse altrove,(leggi Africa), forse se ne occuperebbe la comunità, ma qui, da noi, questo concetto non c'è, e si vede.
Le vie hanno un aspettativa di vita più lunga dei loro chiodatori e se non si provvede ad alimentare di attenzioni una falesia... beh la natura torna a riprendersi gli appigli prima e gli ancoraggi poi.
é solo questione di tempo.
Un segnale positivo, è comunque arrivato.
Non ha fatto notizia perché  non poteva essere "bollato" con la parola magica "nuovo", e invece doveva essere "La Notizia", più dell' apertura di nuovi itinerari...
Parlo di richiodatura, di sostituzione di un tassello particolarmente marcio, e di tanti altri che avevano intrapreso la stessa strada verso l'inaffidabilità.
La via in oggetto è la classica di Castel Presina :"Baby Doc", gli autori del gesto sono Andrea Simonini e Giacomo Duzzi,(http://andreasimonini85.wordpress.com), che oltre a sfornare nuove vie, hanno il buon senso di porre rimedio a quello che magari in tanti hanno visto, ma che nessuno si è preso la briga di sistemare.
Credo sia giunta l' ora di smettere di osannare il nuovo, un gesto come questo, come la richiodatura di vecchi siti o vecchie vie, è un avanzamento verso uno sport più maturo.
Salvaguardare il vecchio, rende più valore al nuovo, toglie quel vago sapore consumistico che tante volte marchia l' apertura di nuove vie, che di nuovo non hanno niente e di cui, spesso, non se ne sente il bisogno.
Il "nuovo" per essere tale, deve portare veramente dentro una novità, altrimenti diventa possedere/marchiare la roccia, che prima o poi è destinata a finire.
I tempi sono maturi per valutare quanto valga la pena pigiare sulla acceleratore delle nuove aperture.
Inizialmente si chiodava per estetica o per aggiungere un qualcosa alla difficoltà, oggi aggiungere al 9b+ è affare arduo e decisamente elitario, val la pena pensare quindi a cosa si sta realmente aggiungendo mentre si farcisce di tiri una falesia come fosse un bignè o aprendo nuove aree che niente aggiungono ai numerosi tiri esistenti.
Ben che vada, la sola cosa evidente è l'incuria a cui andranno incontro i siti meno recenti.
La frequentazione delle grandi classiche espone a rischi potenziali tanti scalatori che arrivando da lontano e non hanno modo di conoscere lo stato della via.
Arrivano magari consultando i siti in gran voga, dove vien facile reperire informazioni sulla "performabilità" di questo o quel tiro, e quando arrivano spesso non hanno la cultura per valutare lo stato di manutenzione degli ancoraggi... tant'è le vie diventano classiche per motivi a volte oscuri, un tassello si ossida per motivi molto evidenti.
Iniziano ad essere tanti gli ancoraggi che "saltano" sollecitati in fase di schiodatura, e qualche effetto sulla psiche... lo fa.
Per non commettere l' errore fatto nel campo utilizzo freni, voglio espressamente fare terrorismo, per vedere se sparando in aria qualcuno prende paura e inizia a pensare che forse... può capitare anche a lui, che vale la pena diventare coscienti, che non ti salva lo scalare solo nei week end.
Oggi ho sicuramente torto, ma il tempo è dalla mia parte, si tratta solo di anticipare gli effetti nefasti che la distrazione potrebbe avere sui nostri corpi o sulla nostra mente.
Detto questo, buon 2014, ma per favore, non parliamo di "nuovo" anno, teniamo a mente da dove arriviamo e cerchiamo di fare in modo che il "passato" non torni a farci del male, fisico o psichico.
Andrea Tosi.



venerdì 6 dicembre 2013

l' anagrafe secondo "Seve" Scassa.


"La gente preferisce prendere decisioni reversibili piuttosto che irreversibili perché non si rende conto che potrebbe essere molto più soddisfatta delle seconde"
Citazione profonda per dire che l"Avesa Amarcord" passa definitivamente al 2014... inutile tentennare.
Troppi impegni:
Il primo in ordine temporale porta la data 19/12/2013 ovvero la tappetta del "Bloccati".
Il secondo in linea cronologica ma primo in ordine di importanza, è dedicare tempo a "Ceredo".
Gli anni passano e spesso fidarsi della tradizione è una cosa negativa....
Ecco quindi la scelta coraggiosa di provare a fare un lavoro irreversibile , cambiando tutta ,(quindi non a pezzetti), l' intera attrezzatura che protegge l' arrampicare nel settore principale di Ceredo.
Maggiori dettagli su questa "operazione" saranno resi noti prima possibile.
Rimane lo stupore nel notare quanti arrampicatori rimangano "spettatori" di queste discussioni sul futuro della nostra attività passata ormai a tutti gli effetti sotto la definizione "sport".
Vari tentativi e tanti pensieri sono passati nella mia mente, tutte cose nate da un semplice immaginare l' arrampicata tra vent'anni... spesso se non sempre ho sbagliato i toni o la misura, di sicuro non ho mai visto nascere una discussione costruttiva.
Siamo ancora a metà strada tra la passione ed il business, siamo ancora a chiedere contributi gratuiti per poter arrivare a vendere qualcosa... e non parlo solo di cose materiali.
Nonostante tutto, le realtà che sono nate nel mondo arrampicata, si sono mosse in maniera autonoma ma adeguata al peso che hanno nell'ambiente "scalata".
No federazioni, no club, ma individui che non si confondono con il gruppo.
Un plauso particolare a Severino Scassa,( http://www.sevescassa.it/news.htm ), che con precisione e tanto di dettagli ha iniziato una sorte di anagrafe delle sue vie, una specie di passaggio di consegne verso un futuro "sportivo" e meno avventuroso, perché questa è la realtà della nostra attività, inutile resistere ad un cambiamento spontaneo come quello che stiamo osservando nel mondo climb.
Perché purtroppo a noi non è concesso il lusso di chi pratica ciclismo su strada, dove trovare asfalto è scontato, dove la manutenzione è delegata al comune, provincia, regione o stato...
Chi inizia a scalare oggi paga forse questo tipo di ragionamento... il delegare.
Ad ogni modo il messaggio sarà meglio compreso nel prossimo futuro, i processi di ossidazione richiedono solo tempo...
Perché un tassello non si semina e la piastrina non è un frutto che nasce da un ramo filettato M10 o M12.




P.S.
Prosegue il tour di Mauro Magagna e del suo calendario.

Il 13/12/2013 alle ore 20.00
Mantova e il suo "My Wall"

ospiteranno la presentazione dell iniziativa di Mauro.
Trovate tutte li info su FB


lunedì 2 dicembre 2013

Risultati del "raduno-pro-calendario"

Podio Maschile
Si ritorna alla normalità dopo il raduno di venerdì!!
Tutto è filato liscio a parte qualche Red Bull che si é intrufolata in luoghi a lei vietati e qualche domanda spietata rivolta al fotografo...
Trovate le classifiche sul sito dei "bloccatinellanebbia".
In fondo al post un'anteprima del raduno, che ha visto per le femminucce al terzo posto Rita, al secondo Chiara e al primo la modenese (gekina ;)) Sara Lambertini. Per i maschi invece al terzo posto, il mitico, irriducibile Marco Marastoni (Marasta), al secondo lo "stritolatacche" Herman e al primo Stefano "stringopocoglisvasi" Bettoli!!!



Per il resto, rimangono ben 30 nuovi boulder da sporcare e tanti calendari da acquistare...
Buon divertimento!

giovedì 28 novembre 2013

Radunare i Calendari.

Foto rubata a Mauro Magagna
Venerdì 29 Novembre 2013
Ore 21.00
 Mauro Magagna presenterà il suo calendario tra le mura del king.

La serata avrà come contorno, un raduno boulder stile "tappetta" del Bloccati.
La somma di tutto fa si che la festa inizi alle 18.30 con due ore di tempo per salire 24 boulder nuovi di zecca.
Seguirà la presentazione dell'iniziativa "Calendario", un progetto nato e voluto da Mauro per dare un contributo concreto alla sistemazione delle falesie limitrofe.
Il ricavato dalla vendita del calendario sarà investito in materiale per attrezzare o "riattrezzare" una parete del veronese.... ma di questo ne parlerà Mauro tra una diapositiva e l'altra.
A concludere la serata le finali della finta "tappetta", ovvero "casino"...
Parlo perché conosco le follie che saranno proposte ai finalisti...
Parlo perché conosco il folle che animerà la serata...
Parlo perché conosco il volume con cui saranno bombardati, "staffa incudine e martello", del vostro orecchio.
Parlo perché conosco alcuni dei partecipanti... forti "anche" nel tenere le prese..
Non mancate, saranno proposte le opere di due "visionari".
Un fotografo che "vede" la luce come fosse un corpo "solido", e un capo-tracciatore che forse la vede troppo poco...(la luce... ovvio...).
Il nostro "amato" direttore, non si esprimeva su questi livelli dai tempi di "Scagnuzza l'Accettaiuolo"... ed è tutto dire...


P.S.
Se proprio volete accampare una scusa per evitare la serata, potete anche dire: "ho dei biglietti scontati per un centro benessere"...
P.S.S. Partecipare alla serata non implica costi aggiuntivi oltre al biglietto di ingresso al king.